Federico II – Lo Stupor Mundi

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Federico fu chiamato ai suoi tempi Stupor Mundi (Meraviglia del Mondo) e Puer Apuliae (Fanciullo della Puglia).

Il secondo appellativo deriva dal fatto che egli amava molto la Puglia, ed in particolar modo il Tavoliere, Foggia e la sua provincia. A Foggia ad esempio, aveva fatto costruire un magnifico Palatium, edificato da Bartolomeo da Foggia, su cui vi era un’iscrizione (oggi conservata nel Portale di Federico) che recitava: Hoc fieri iussit Federicus Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede inclita imp(er) ialis (Ciò comandò Federico Cesare che fosse fatto affinché la città di Foggia divenisse reale e inclita sede imperiale). Federico II considerava la Capitanata un luogo ideale anche per la caccia e perciò fece costruire altre due importantissime dimore a Foggia. La prima, la Domus/Palacium Solatiorum San Laurencii o Pantani, in località Pantano, tra gli attuali quartieri Salice Nuovo, San Lorenzo ed Ordona Sud, dove il Guiscardo aveva fatto edificare la chiesa di San Lorenzo in Carmignano, testimonianza visiva, insieme alla Regia Masseria Pantano, della vasta area che occupava la struttura federiciana; essa includeva una residenza signorile, con giardini, vivarium con animali acquatici ed esotici, padiglioni per il solacium. Il luogo è attualmente un rilevante sito archeologico, oltre che medioevale, anche romano e neolitico, a pochi chilometri dal centro di Foggia. L’ altra dimora del grande imperatore svevo era il Palacium dell’ Incoronata, nei pressi dell’ omonimo Bosco/Santuario; in questo caso, testimonianza importante della struttura federiciana è la Regia Masseria Giardino, nelle immediate vicinanze della linea ferroviaria Foggia – Potenza; anche questo complesso viene descritto dalle cronache di quel tempo, come tra le dimore più belle e sontuose dello “Stupur Mundi”.


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Federico aveva però sparso castelli e palazzi imperiali in tutta la regione, amata anche per le possibilità di esercitarvi l’arte venatoria, alla quale era appassionato: tra questi, il Castello di Lucera, che affidò ai Saraceni deportati dalla Sicilia,[18] e Castel del Monte, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO ad Andria.
Particolare del folio 16 recto del trattato De arte venandi cum avibus

L’appellativo di Stupor Mundi, invece, deriva dalla sua inestinguibile curiosità intellettuale, un eclettismo che lo portò ad approfondire la filosofia, l’astrologia (consigliere molto ascoltato fu l’astrologo Guido Bonatti), la matematica (ebbe corrispondenza e fu in amicizia con il matematico pisano Leonardo Fibonacci, scopritore della famosa successione numerica che porta il suo nome che gli dedicò il suo Liber quadratorum), l’algebra, la medicina e le scienze naturali (impiantò a Palermo persino uno zoo, famoso ai suoi tempi, per il numero di animali esotici che conteneva); scrisse anche un libro, un manuale sull’arte della falconeria, il De arte venandi cum avibus (“L’arte della caccia con gli uccelli”), di cui molte copie illustrate nel XIII e XIV secolo ancora sopravvivono. Il De arte venandi è un trattato nato innanzitutto dall’osservazione, che non ha nulla delle enciclopedie zoologiche fino ad allora redatte (i bestiari intrisi di mitologia, teologia e superstizione). In esso i problemi di ornitologia, di allevamento, di addestramento e di caccia sono trattati con attenzione al principio dell’osservazione diretta e dell’esperienza, con assoluto spirito di indipendenza rispetto alla trattatistica precedente, per questo rappresenta un fondamentale passo verso la scienza “moderna”.

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Gli appellativi con i quali viene ricordato Federico II sono spesso interpretati erroneamente. Ad esempio, Puer Apuliae fu un titolo mai accettato dallo Svevo, esso non indicava un amore per la Puglia come regione (Apulia deve intendersi Italia Meridionale), ma aveva un intento spregiativo. Gli fu attribuito dagli intellettuali tedeschi durante la lotta per il titolo imperiale con Ottone di Brunswick e potrebbe essere tradotto come ragazzino dell’Italia meridionale. Quanto a Stupor Mundi è un titolo che non c’entra niente con le opere di Federico II e fu appellativo attribuitogli appena nato[senza fonte].

Alla sua corte soggiornarono uomini di gran cultura di quei tempi quali Michele Scoto, che tradusse alcune opere di Aristotele, Maestro Teodoro, un arabo cristiano, e Juda ben Salomon Cohen, grande enciclopedista ebreo.

Contribuì ad innovare la letteratura italiana ed in questo senso ebbe importanza fondamentale la Scuola siciliana che ingentilì il volgare siculo-pugliese con il provenzale, ed i cui moduli espressivi e tematiche dominanti furono successivamente ripresi dalla lirica della Scuola toscana. Gli sono inoltre attribuite quattro canzoni. Appassionato della cultura araba, fece tradurre molte opere da quella lingua e fu quasi sempre in ottimi rapporti con gli esponenti di quella cultura al punto da guadagnarsi il soprannome (fra i tanti) di “sultano battezzato”.

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